VERSO UN'EUROPA UNICA NELLO SPIRITO
DI S. ADALBERTO

S.E. Mons. Tadeusz Kondrusiewicz
(Arcivescovo di Mosca)
11 aprile 1997 - Agricenter di Verona

Vostra Eccellenza Monsignor Vescovo di Verona!
Vostre Eccellenze!
Egregio signor Sindaco di Verona!
Rappresentanti del mondo della scienza e della cultura!
Fratelli nel sacerdozio, religiosi, fratelli e sorelle, specialmente giovani!

Nel ringraziarvi di cuore e trasmettervi i migliori auguri da parte dei cattolici di Russia, vorrei esprimere la mia gratitudine a Sua Eccellenza il vescovo di Verona Monsignor Attilio Nicora per l'invito a partecipare alle solennità in onore del Giubileo millenario del martirio di Sant' Adalberto, che fu consacrato vescovo nella vostra bellissima città, ricca di storia e di tradizione cristiana, nell'anno 983.
La mia gratitudine si rivolge particolarmente a Lei, Eccellenza, e alla diocesi di Verona, per l'aiuto che avete offerto alla rinascita della Chiesa in Russia, soprattutto al nostro Seminario "Maria Regina degli apostoli", il cui rettore è un sacerdote della vostra diocesi, Monsignor Bernardo Antonini. Aiutando la Chiesa Cattolica in Russia, voi non avete dimenticato la nostra Chiesa-sorella, la Chiesa Ortodossa Russa, sostenendo in questo modo lo sviluppo delle relazioni ecumeniche.
Per me, vescovo per la parte europea della Federazione Russa, è un grande onore intervenire in un consesso di tale importanza. Ci unisce non soltanto l'appartenenza all'unica Chiesa di Cristo, ma anche la personalità di Sant'Adalberto. Nato in Cechia, elevato alla dignità episcopale qui a Verona, egli servì la causa del Vangelo in molti paesi d'Europa, e per primo diffuse la Buona Novella nella Prussia Orientale, nel territorio dell'attuale regione di Kaliningrad, dove morì martire per la fede. Per questo possiamo affermare senza timore di essere eredi e successori di Sant' Adalberto, le cui idee sono vive ed attuali anche nel nostro tempo, specialmente in Europa, alla ricerca della propria via verso l'unità.

I. SANT'ADALBERTO SULLO SFONDO DELLA CRISTIANIZZAZIONE DELL'EUROPA E LA VISIONE DELLA SUA UNITÀ

Il decimo secolo volgeva al termine. L'Europa orientale entrava in una nuova era, quella della cristianità. Gli slavi e gli ungari lasciavano le culture pagane per accettare il Battesimo. In Cechia si spegneva l'ultimo focolaio di paganesimo e si affermava uno stile di vita cristiano, in Polonia Boleslao il Valoroso rafforzava il cristianesimo, iniziato con il battesimo di Meshek I, in Ungheria santo Stefano innalzava le chiese, il potente principe san Vladimiro battezzava la Rus', stabiliva Kiev come centro ecclesiastico e introduceva alla fede cristiana il mondo slavo orientale. In questo modo il cristianesimo si affermava nell'Europa centrale e orientale.
In quel tempo tutta l'Europa occidentale e la penisola appenninica si trovava sotto il dominio degli imperatori germanici. La dinastia reggente degli Ottoni tentava di stabilire dei contatti con l'Oriente, guidata da una visione nuova dell'Europa come comunità di popoli. Per il raggiungimento di tale scopo essa poteva far conto soltanto sul cristianesimo; questa era la logica dell'eredità lasciata da Carlo Magno.
Sullo sfondo di questi avvenimenti della fine del X secolo, rivoluzionari sia dal punto di vista politico che da quello religioso, sant' Adalberto, in forza del suo straordinario apostolato della verità del Vangelo, diventa una delle personalità più significative, insieme a Ottone 111 e papa Silvestro II, in ordine alla costruzione del futuro dell'Europa.
La primavera del cristianesimo in Oriente lo attira a una missione particolare per questa messe di Cristo. Sant' Adalberto, a imitazione di san Paolo, diventa strumento eletto per portare al mondo il nome di Cristo (confronta Atti 9,15).
Chiamato da Gesù Cristo al sacerdozio e al compimento della missione episcopale, guidato dallo Spirito Santo, egli si lancia coraggiosamente negli sconfinati territori del campo di Cristo e semina la parola di vita eterna; semina instancabilmente, col sudore della fronte, con le lacrime della fatica e perfino con il sangue: semina nella nativa Cechia, nei territori vicini e nella lontana Prussia Orientale; semina senza tener conto che non lui, ma altri raccoglieranno una messe abbondante. Egli morì martire nel 997 nella Prussia Orientale, e riposa nel sarcofago a Gniezno, ma la semina del suo spirito ha dato esiti abbondanti e ha portato frutti incalcolabili sui territori dal Danubio al Baltico.
Sant' Adalberto riassume nella sua personalità il vescovo, il monaco asceta, l'apostolo e il martire della fede. In possesso di una cultura di livello europeo, egli spiegò il Vangelo nel contesto della vita del suo tempo e rispose alle esigenze spirituali dei suoi contemporanei. Come afferma il papa nella sua lettera alla diocesi di Verona, "Sant' Adalberto è il modello dell'intellettuale divenuto vescovo, evangelizzatore e riformatore... Da dove egli traeva questa grandiosa luce e forza spirituale? Da due sorgenti che non sapeva distinguere: una profonda sete di studio, di contemplazione e di vita austera da una parte: e, dall'altra, un'assoluta fedeltà alla Chiesa e al Sommo Pontefice". E se in quel tempi il potere civile, rappresentato potere ecclesiastico, nella persona del papa, collaboravano dall'imperatore, e sant' Adalberto rappresentava a sua efficacemente in nome dei principi evangelici, sua volta quel terzo elemento spirituale di consolidamento, indispensabile per raggiungere l'unità dell'Europa cristiana.

II. MAESTRO E TESTIMONE DELLA FEDE NEL CONTESTO DELL'UNIFICAZIONE DELL'EUROPA

Contenuto principale dell'idea di servizio di sant' Adalberto fu la semina e il consolidamento della fede. In Cechia egli combatté i fenomeni di idolatria, in Ungheria insegnò e battezzò, in Polonia confermò nella fede, e non ebbe timore di consegnare la propria giovane vita al martirio durante la missione di conversione della regione pagana del Baltico.
"Guai a me, se non annuncio il vangelo!" (Prima lettera ai Corinzi 9,16), disse san Paolo. Tale espressione dell'apostolo dei pagani riguarda tutti i tempi della storia della Chiesa. Queste parole, insieme al comandamento di Cristo "Andate, insegnate a tutte le genti" (Matteo 28, 19), erano state ben comprese da sant' Adalberto. Esse erano diventate il programma della sua azione. Come san Paolo, allo scopo di diffondere il Vangelo, aveva, attraversato le frontiere tra l'Asia Minore e l'Europa (confronta Atti 16,9-10), così sant'Adalberto attraversò le frontiere tra i paesi e i popoli d'Europa, trasmettendo agli uomini la Buona Novella, continuando così la missione degli apostoli degli slavi, i santi Cirillo e Metodio. Passando le frontiere dei diversi paesi d'Europa e proclamando a popoli diversi lo stesso Vangelo, in questo modo sant' Adalberto spargeva il seme dell'unità.
Sant' Adalberto comprese il servizio episcopale come annuncio dell'insegnamento del Vangelo e realizzazione di esso nella vita quotidiana, il che richiedeva la conversione, il cambiamento della vita e l'abbandono degli usi pagani per assumere quelli cristiani. Non fu un'impresa facile, specialmente laddove nella società forti erano le ambizioni, la sete di potere e di ricchezza. Tale posizione fu la causa del conflitto che lo contrappose ai potenti di questo mondo, e perfino a membri del clero. Alla fine prevalse la forza, e sant' Adalberto venne scacciato dalla Cechia. Già rivestito della dignità episcopale, egli entrò nell'ordine benedettino, e alla fine, per volontà di papa Gregorio V, divenne vescovo missionario (confronta Zbigniew Biernacki i inni, Swiyty Wojciech (W). 997-1947. Gniezno 1947, s. 46-47.56-57.59-60).
In quel tempi il concetto di missione spesso univa gli scopi religiosi a quelli statali. Sant' Adalberto inaugurò un tipo nuovo di missione, pacifico, escludente qualunque finalità politica. Proprio con una missione del genere nell' aprile del 997, insieme ai suoi accompagnatori, egli si diresse verso la Prussia Orientale, al fine di predicare la Parola di Dio senza fare uso della forza e delle armi. presentandosi agli abitanti del posto con queste parole: "Per l'origine sono slavo, per nome sono Wojtiech (Adalbert) , per condizione sono monaco, per funzione sono vescovo, per la missione attuale sono il vostro apostolo. Lo scopo della nostra missione è la vostra salvezza".
Il nuovo carattere pacifico della missione di sant'Adalberto, da realizzarsi per via evangelica, senza la spada, ma con la croce e il Vangelo stesso, fu di per sé un contributo allo stabilimento dell'unità europea. Egli comprese che il bene dei popoli richiedeva l'edificazione dello Stato in accordo con l'insegnamento della Chiesa, e che la via al benessere stava nell'armonizzare gli interessi statali con l'attività religiosa dell'uomo. Così, con dieci secoli di anticipo, nella dottrina e nell'azione di sant'Adalberto apparivano i germi dell'insegnamento espresso dal Concilio Vaticano Secondo sull'autonomia della societàpolitica e della Chiesa nelle rispettive sfere d'influenza (confronta la Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo "Gaudiuni et Spes" 76 circa l'aiuto che la Chiesa deve apportare alla società - confronta GS 42).
Dopo la morte di sant' Adalberto apparvero nuovi stati riconosciuti dall'imperatore e metropolie indipendenti in Polonia (Gniezno) e in Ungheria (Esztergom). Si delineava in modo sempre più marcato l'idea della famiglia di popoli cristiani, comprendente in sé anche la Rus' di Kiev. La collaborazione sulla base degli ideali cristiani tra il potere politico e quello ecclesiastico aveva davvero aperto nuove prospettive per l'Europa. Nonostante la morte precoce dell'imperatore Ottone 111 nel 1002 e di papa Silvestro II nel 1003 avessero impedito la realizzazione del piano di integrazione dell'Europa, l'idea concepita dai tre amici: Ottone, Silvestro e Adalberto, un sassone, un francese e uno slavo, sopravvisse a lungo nella coscienza dei politici e nel corso dei secoli riprese vita diverse volte. Essa è attuale anche oggi.

III. ANALOGIE TRA LA SITUAZIONE IN EUROPA ALLA FINE DEL PRIMO E DEL SECONDO MILLENNIO

L'analogia tra il decimo e il ventesimo secolo a prima vista può apparire infondata. Alla fine del decimo secolo le società europee attendevano con timore la fine del millennio, preparandosi alla fine del mondo e alla seconda venuta di Cristo. Oggi non sussistono tali paure, e tuttavia alcune note appaiono caratteristiche di ambedue le epoche: la confusione degli ideali e allo stesso tempo la brama di potere, di ricchezza e di piaceri. In questo senso il ventesimo secolo si chiude con un bilancio assai pesante: due guerre mondiali, i campi di concentramento, la catastrofe di Cernobyl, come anche l'approvazione di leggi contraddittorie con la natura umana e con il diritto divino, tutto questo ci mette sull'allarme circa la degradazione crescente della dignità umana. L'indifferentismo religioso, il consumismo, la filosofia soggettivista ed edonista, e in conseguenza di ciò la corruzione e la negazione dei diritti dell'uomo formano una triste prospettiva per il futuro non solo dell 'Europa, ma del mondo intero.
Quindi sorge spontaneamente la domanda: che cosa manca oggi al mondo e all'Europa? Non mancano forse uomini della statura di sant' Adalberto e delle idee da loro predicate? La Chiesa cerca di dare risposta a tali interrogativi.
Dalla sede di San Pietro si diffonde una voce carica di preoccupazione e di saggezza. La visione profetica dell'enciclica di Leone XIII "Rerum Novarum" si è realizzata con stupefacente esattezza. Il Concilio Vaticano Secondo ha mostrato una profonda comprensione dei processi in corso nel mondo. Le encicliche di Giovanni Paolo secondo, specialmente quelle dedicate ai problemi della condizione della società contemporanea, hanno rilevato con insolita chiarezza il pericolo che il mondo sta correndo, indicando le possibilità di salvezza. La verità principale indicata dal papa è uno sguardo sull 'uomo, la cui dignità è assicurata da Dio, per cui la forza per la rinascita dell 'Europa può essere data solo dal Vangelo.
Dobbiamo renderci conto che la vita sociale è assai complessa e necessita di una moltitudine di indicazioni circa l'attività dell 'uomo. In particolare questo riguarda certe sfere della vita, quali la politica, l'economia e la cultura, e lo stretto rapporto che si stabilisce tra di loro.
Noi manteniamo la convinzione che l'Europa abbia bisogno di un ideale spirituale. Non possiamo negare l'importanza degli enormi sforzi organizzativi, finanziari e umanitari che le organizzazioni internazionali producono nella costruzione della casa comune europea. Guardiamo con rispetto alle azioni meritorie volte ad assicurare lo sviluppo sociale e culturale di popoli singoli, ai tentativi insistenti, anche se non sempre efficaci, di conservare e garantire la pace.
Oggi, insieme all'evangelizzazione dei popoli, si sviluppa l'ecumenismo, come volontà sincera di unità tra gli uomini, anzitutto a partire dalla confessione della fede, e quindi su base sociale.
Grazie alle nuove acquisizioni della tecnica il nostro mondo diventa sempre più piccolo e meglio conosciuto, ragion per cui il riavvicinamento e l'unificazione non sono più un progetto teorico, ma una logica conseguenza, una comprensione della necessità di conservazione della pace. La Chiesa viene incontro a tale desiderio.
Che cosa manca all'Europa attuale? Manca lo spirito cristiano, la fiducia reciproca e la carità evangelica. È indispensabile insistere affinché lo spirito evangelico, la sincerità, la fiducia reciproca e la carità diventino attitudine di tutte le persone dei nostro continente. Solo questo può illuminare lo sguardo sul futuro dell 'Europa.

IV. L'INFLUSSO SPIRITUALE DI SANT'ADALBERTO

Oggi, venti secoli dopo l'annuncio dei Vangelo e dieci secoli dopo tempo di sant' Adalberto, il mondo è purtroppo ancora lontano dal vivere in accordo con l'insegnamento di Cristo. Il mondo contemporaneo è affetto da un particolare paradosso: in alcuni paesi è viva la ricerca di Dio e rifiorisce la fede, laddove gli uomini stanchi dell'ideologia aprono i propri cuori alla verità (confronta Giovanni Paolo II, Varcare le soglie della speranza, Mosca 1995, pago 206), in altri invece, perfino in paesi con una ricca tradizione cristiana, si parla sempre più spesso di neopaganesimo.
L'uomo cerca di sostituire la gloria del Creatore con il culto della creatura, con il culto delle cose e delle opere transeunti. Scompaiono dalla vita e dalla cultura le tracce dei pensiero religioso. In nome della libertà, dell'autonomia dell'uomo e di un soffocante egoismo si negano le leggi di Dio e della Chiesa, viene propagandato un relativismo etico e dei costumi, si violano i diritti dell'uomo, soprattutto il diritto fondamentale alla vita, compresa la vita dei bambini non nati, e molto altro. Nel mondo dominano l'ingiustizia sociale, la delinquenza, le lotte fratricide e i conflitti, la tossicodipendenza, eccetera. Il mondo attuale non vuole ascoltare gli ammonimenti della Chiesa circa le questioni importanti della vita individuale, sociale ed economica. In relazione a ciò il Santo Padre sottolinea che "la vera autonomia morale dell 'uomo non può significare in alcun caso la cancellazione della legge morale o dei comandamenti divini, ma al contrario la loro accettazione" (Enciclica "V eritatis Splendor" VS, 41) e che oggi esiste "il pericolo di conciliare la democrazia con il relativismo etico, che lascia la vita della società senza una moralità sicura" (VS, 101). Come la storia insegna, una democrazia senza valori morali può trasformarsi molto facilmente in totalitarismo (confronta Enciclica "Centesimus annus" , 46).
Dobbiamo renderci conto che la Chiesa, nel proclamare la salvezza in Gesù Cristo (confronta Atti 4,12), desidera mettersi al servizio della dignità della persona e della verità della sua vocazione. Infatti, la visione cristiana del rispetto della vita e della dignità umana diventa più evidente grazie alla testimonianza e alla profonda comprensione nella luce della fede e della storia di molte generazioni, come ha detto il Santo Padre Giovanni Paolo II durante l'incontro con i vescovi di Francia il 22 settembre 1996 (confronta L'Osservatore Romano OR, Wyd.Polskie, Rok XVII, Nr 11-12(188)1996, s.34-35).
A tale comprensione della storia indubbiamente devono servire le opere di sant'Adalberto.
Sant'Adalberto è una delle principali colonne della vita spirituale dell 'Europa. L'esperienza storica e la tradizione intera testimoniano che proprio grazie alla forza spirituale. anche nei momenti più difficili della sua storia, l'umanità ha saputo superare le crisi e rimettersi in piedi. Oggi, mentre si superano i frutti dei vari regimi totalitari. allo stesso tempo si distruggono in parte anche le mura portanti dell'identità umana, nazionale e statale, per non parlare poi dell'identità cristiana. In tale situazione bisogna ritornare alle radici, dalle quali il tronco della nostra identità trae la propria linfa vitale.
La situazione degli altri popoli europei ovviamente è diversa dalla nostra con ciò non appare migliore. Al crollo del marxismo in Oriente corrisponde il trionfo del materialismo pratico in Occidente. Esso porta con sé il primato dell' economia, il materialismo della cultura di massa, la "messa, tra parentesi" della religione, la distruzione dei costumi, l'insignificanza di Dio, eccetera. Con nostro grande dispiacere dobbiamo constatare che l'Europa attuale assai difficilmente può essere chiamata cristiana.
È più che evidente che basandosi su tali premesse non è possibile costruire alcuna unità duratura in Europa. L'organismo non può funzionare a partire esclusivamente dalla materia, dalle strutture esclusivamente economiche, giuridiche e politiche. La materia dev'essere vivificata dallo spirito, spirito che viene alimentato proprio dalle grandi personalità dell'Europa, come sant'Adalberto, uomo capace di unire in sé culture diverse, cittadino d'Europa, e allo stesso tempo personalità in cui chiaramente si manifesta il primato dello spirito. "L'esempio di sant'Adalberto si presenta oggi più che mai valido in un'Europa che, pur conservando il tesoro inestimabile della Verità cristiana, vede tuttavia risorgere nel proprio seno, in varie forme, i fermenti di dissoluzione propri di quel pensiero pagano che era stato superato dalla novità del Vangelo, grazie all'opera generosa e - diciamo pure - eroica dei primi missionari, tra i quali appunto il Santo Patrono di Praga" (Giovanni Paolo Il, Lettera alla diocesi di Verona su sant'Adalberto).
All'Europa serve un'anima, che infonda i valori, che influisca sul suo sviluppo e sul suo splendore. Questi valori sono sempre stati cristiani. L'uomo che non conosce il proprio passato è senza radici, si sente perfino smarrito. Egli cede facilmente alle manipolazioni ideologiche che derivano dai cambiamenti dei processi sociali. Egli perde facilmente l'orientamento nelle situazioni mutevoli. che ne accompagnano la crescita. Appare particolarmente significativo anche il fatto che Adalberto sia stato un santo del periodo immediatamente precedente alla divisione della Chiesa, alla divisione tra Oriente e Occidente.
"Sant' Adalberto fu figlio di Praga, ma durante il corso della sua vita, viaggiando per l'Europa, egli ebbe modo di sentirsi sempre come a casa propria. Gli europei lo accoglievano come un proprio figlio, Sant' Adalberto, che visse in amicizia con i figli di tutti i popoli d'Europa, dei popoli slavi, latini, germanici e ungari, è diventato un ideale per noi che desideriamo costruire un'Europa nuova ed unica" ha detto l'arcivescovo di Esztergom Istvan Szergely. I semi gettati da lui caddero sulla terra d'Europa mille anni fa, e anche oggi godiamo i benefici dei suoi frutti.
"L'Europa, che nel corso della sua storia ha subito diverse divisioni, l'Europa che ancora oggi si trova in condizioni di continua separazione dei comparti sociali, ideologici ed economico-politici, non può smettere di cercare la sacra tutela della propria unità. Essa deve ritornare al cristianesimo. Senza farsi frenare dalla diversità di tradizione, formatasi sul territorio europeo nelle sue parti orientale e occidentale, è necessario ricordare che si tratta dello stesso e identico cristianesimo, che scaturisce dallo stesso e identico Cristo, che accoglie la stessa Parola di Dio, trasmessa dagli stessi dodici apostoli. Essa sta alle radici della storia d'Europa, essa forma la sua genealogia spirituale" ha detto Giovanni Paolo II (Jasna G6ra, 5 giugno 1979).
I popoli d'Europa sono legati storicamente alla personalità e al culto di sant' Adalberto. Egli appartiene al patrimonio comune delle Chiese d'Oriente e d'Occidente. Non deve dunque egli diventare luce che conduca all'unità spirituale tra l'Europa Orientale e Occidentale? Nel momento in cui l'Europa cerca un punto d'incontro tra quelle forme, attraverso le quali essa aveva raggiunto la comprensione reciproca nel corso di tutta la sua storia, il Giubileo di sant' Adalberto diventa una possibilità meravigliosa di ritrovarsi in unità spirituale.
Noi crediamo che con l'aiuto di Dio possiamo adempiere a questo compito, così come questo santo ha potuto adempiere all'opera di evangelizzazione nella sua epoca, che gli storici guardano come a un tempo di ricomposizione di un lungo periodo di sbandamento imperante tra i popoli europei, un tempo che li urgeva nella ricerca di una definitiva affermazione di sé e di una nuova realtà sociale, politica e religiosa.

V. LA RISPOSTA DELL'EUROPA CONTEMPORANEA

L'Europa nel suo insieme, le singole diocesi, il mondo della scienza, della cultura e la società civile non sono rimasti esclusi dal Giubileo adalbertiano. In occasione dell'imminente Giubileo di sant'Adalberto nel 1992 fu fondato il Comitato Organizzativo Internazionale, nei cui compiti sì iscrive il coordinamento delle manifestazioni a livello internazionale. Tale Comitato si è riunito già tre volte a Gniezno, e la sua quarta seduta si è svolta il 15-16 aprile 1996 a Magdeburgo. Il risultato della sua attività è stato il risveglio dell'interesse per l'avvenimento dell'incipiente Giubileo non solo in genere, ma perfino in quelle località dove ancora in un recente passato non ci si rendeva neppure conto dei legami esistenti con la personalità del Santo. È attiva la collaborazione nell' organizzare incontri con i rappresentanti di circoli religiosi, politici, scientifici, con gli uomini della cultura. Sono stati stabiliti contatti tra i giovani delle città legate all'attività di Adalberto. Si diffonde l'informazione sul corso di tali manifestazioni.
Tra i moltissimi luoghi, dispersi sulla carta d'Europa e legati alla personalità del Santo, molti potrebbero vantare legami speciali con Adalberto.
Nella patria del Santo, in Cechia, si è rilevata l'assenza fino al XIX secolo sulla cattedra di Praga di un vescovo autoctono, come castigo per l'esilio di Adalberto. Si è rinnovato il suo ricordo, dopo un lungo periodo di oblio, nel novecentocinquantesimo anniversario della sua morte. Il millesimo anniversario si è trasformato lì in un programma decennale di preparazione al terzo millennio del cristianesimo. Attualmente si sta pianificando la costruzione di una nuova cella funeraria per le reliquie del Santo. È stata approntata una bibliografia dettagliata sul Santo. In uno dei teatri di Praga è stato allestito lo spettacolo "Il remo e la rosa", che ha ricevuto un positivo consenso da parte della critica.
La preparazione delle imminenti solennità a Gniezno si sviluppa in due direzioni, tra di loro collegate e integrative. La prima è il programma pastorale, la seconda ha carattere scientifico e culturale-informativo. Nell'ambito del programma pastorale, chiamato "Con sant' Adalberto verso la Nuova Evangelizzazione" è stata affermata la finalità per la Chiesa di ricomprendere la propria vera identità, di diventare sempre più "società credente ed evangelizzante". Tale idea un tempo fu anche lo scopo e l'attività principale della vita del Santo. .
Nell'ambito del programma scientifico-culturale si sta svolgendo un'opera grandiosa nel campo della ricerca scientifica, delle pubblicazioni, delle esposizioni museali e delle mostre, delle manifestazioni di carattere musicale, dei film, degli spettacoli teatrali, del turismo e delle competizioni sportive. Tali ricerche forniscono la base per l'organizzazione di simposi scientifici e per le edizioni di pubblicazioni scientifiche giubilari. Oltre a ciò, è necessario continuare a svolgere ricerche archeologi che intorno alla Cattedrale e negli altri luoghi adalbertiani.
È particolarmente importante sottolineare che le solennità giubilari in onore di sant' Adalberto saranno gratificate dalla visita del Papa a Praga e a Gniezno, e in quest'ultimo caso si prevede la partecipazione di personalità non solo religiose, ma anche statali e politiche, tra cui i presidenti di Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Germania.
La rinascente Chiesa Cattolica nella Federazione Russa, di cui fa parte la regione di Kaliningrad, cioè il territorio della Prussia Orientale, prende a sua volta parte attiva ai festeggiamenti del Giubileo dei millennio del martirio di sant' Adalberto. Già nel 1994 è stato avviato il ciclo triennale di preparazione al Giubileo con il titolo "Sant' Adalberto protettore della nuova evangelizzazione". La rivista cattolica di Kaliningrad esce con lo stemma di sant' Adalberto. È stata effettuata la traduzione in russo della colletta della Messa di sant' Adalberto. La parrocchia di Sant'Adalberto a Kaliningrad organizza un pellegrinaggio sulle tracce del Santo nel dintorni di Tenkit, luogo leggendario della morte e del culto del martire. Nel 1996 a Kaliningrad si è tenuto un simposio internazionale e interconfessionale sul tema "Adalberto di Praga: santo dell'unica Chiesa indivisa". Il simposio è stato dedicato al cristianesimo orientale eoccidentale dell'epoca di sant' Adalberto e alle prospettive attuali di integrazione dell 'Europa. È da rilevare che la Chiesa Ortodossa Russa sta compiendo dei passi per inserire Adalberto nel proprio santorale, come santo comune del periodo precedente allo scisma del cristianesimo. In questo senso si può parlare senza timore di Europa a due polmoni. L'inserimento nel santorale della Chiesa Ortodossa Russa di sant' Adalberto sarebbe una conferma eclatante che essa respira davvero con entrambi i polmoni. In occasione del millennio è stata dipinta una icona, di S. Adalberto, particolarmente espressiva, in stile bizantino. Dal 2 al 4 maggio 1997 a Kaliningrad si terrà la commemorazione principale di S. Adalberto con la partecipazione di rappresentanze della Chiesa Ortodossa e Luterana.
Il Santo è ampiamente venerato in Slovacchia. Il suo nome viene spesso conferito nel Battesimo, e l'Istituto Sant' Adalberto, che si occupa dell'edizione di manuali religiosi per le scuole, dei documenti pontifici e altro, conta nelle sue file più di duecentomila membri.
In Italia l'interesse per il Santo da parte dei giovani missionari ha aiutato a raccogliere una bibliografia dedicata ad Adalberto (bollettino della diocesi di Subiaco, luogo della sua canonizzazione nel 999).
Vengono svolte ricerche in quelle località d'Italia per le quali è passato il venerato benedettino (Verona, Roma, Cassino, Ravenna, Parteola, Afile nei pressi di Subiaco, dove sulle rovine del chiostro dei tempi di Ottone terzo si sta elevando un santuario dedicato al Santo, Trento, eccetera). Gli attuali festeggiamenti a Verona sono una chiara testimonianza della venerazione del santo e del suo ruolo nella vita della società europea.
Sulla strada nei pressi di Subiaco, sullo sfondo di uno splendido panorama, tra i monumenti ai grandi evangelizzatori dell'Europa è posto il monumento a sant' Adalberto, secondo dopo quello a san Benedetto. Tra i documenti conservati a Subiaco si evince che Adalberto era conosciuto come grande abate anche in Gran Bretagna. Il primo luogo legato con il culto di sant'Adalberto a Roma, dove vennero deposte le sue reliquie dall'imperatore Ottone terzo, la Chiesa sull'Isola Tiberina, diventa sempre più frequentato dai pellegrini. In onore dei Giubileo è stata preparata una speciale medaglia dalla ditta milanese Colombo, una delle più note in Italia, con un bassorilievo del Santo e la scritta "Sant' Adalberto" in latino, in ceco, in polacco e in russo da una parte, e dall'altra una mappa dell'Europa con l'indicazione delle città dove il santo si è fermato.
Non rimane indietro la Germania. Nonostante che soltanto quattro chiese portino il suo nome, ad Aachen, Hannoven Neukirchen e Berlino, in Germania si sono attivate anche organizzazioni come "Adalbertus Werk" o "Adalbertus Forum". La diocesi di Magdeburgo è cosciente dei proprio ruolo unificatore tra Oriente e Occidente nei tempi passati. In quei tempi antichi lì si respirava con i due famosi polmoni dell 'Europa, e per questo Ottone I fondò a Magdeburgo la scuola cattedrale per la cristianizzazione dei popoli slavi, in cui l'insegnamento veniva impartito anche in lingua slava. L'anno scorso a Magdeburgo si è tenuta la riunione ordinaria, la quarta, del Comitato Organizzatore Internazionale per le celebrazioni del Giubileo di Sant'Adalberto. Il luogo dell'incontro, che è anche luogo privilegiato di pellegrinaggio dei fedeli magdeburghesi, e cioè Huisburg, sarà nel 1997 il centro delle solennità giubilari. La diocesi di Aachen (Acquisgrana), con l'antica chiesa dedicata al santo missionario, ha organizzato l'anno scorso una sessione scientifica dal titolo "Sant' Adalberto, costruttore di ponti tra Oriente e Occidente", che ha riunito i migliori specialisti e conoscitori del decimo secolo, come anche politici e protagonisti della cultura. Là si è discusso su come possa la figura storicamente lontana da noi di sant' Adalberto diventare elemento perenne di unione per l'Europa di oggi. Un ruolo non indifferente nella popolarizzazione della personalità del santo avrà il "Premio Sant' Adalberto" di recente istituzione (Ad albertuspries), che verrà assegnato a personalità che si facciano apprezzare per il contributo portato alla vita sociale, alla cultura e alla spiritualità dell 'Europa. Tale riconoscimento volge la sua attenzione alla via benedettina e particolarmente adalbertiana di diffusione della verità e del bene attraverso la cultura, e con il rifiuto dei metodo usuale per l'epoca carolingia "del fuoco e della spada".
Anche gli ungheresi si ritengono eredi dell'opera di evangelizzazione di Adalberto. La conferenza scientifica, che verrà tenuta ad Esztergom il 21 e 22 maggio 1997, presenterà gli ultimi risultati delle ricerche scientifiche. Essa verrà accompagnata da mostre dal titolo: "Chiese e conventi nel medioevo", "Relazioni tra Vaticano e Ungheria", "L'iconografia di sant' Adalberto". Nell'anno giubilare l'Ungheria vuole unire i festeggiamenti di sant' Adalberto con le solennità di santo Stefano. Da Esztergom a Budapest, e in parte lungo il Danubio, si svolgerà una processione festiva, che porterà le reliquie di ambedue i santi (19-20 agosto 1997).
Su richiesta degli episcopati di Cechia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Russia, Germania e Italia, il Vaticano inserirà il nome di sant' Adalberto nel Calendario liturgico universale della Chiesa Cattolica. In qualche modo si è trattato di un passo obbligato a fronte di una situazione di fatto, vale a dire la diffusione in ogni luogo del culto del santo, che è venerato sia in Europa, che nelle due Americhe, e addirittura in Australia. È nata una nuova iniziativa degli episcopati dei territori legati alla vita di sant' Adalberto, in favore di una lettera pastorale comune sul tema: "Che cosa comunica lo Spirito Santo circa il futuro dell'Europa?".
Come si vede, la risposta dell 'Europa al Giubileo di sant' Adalberto ha carattere religioso, storico, culturale, politico e nello stesso tempo rivela una tensione all'integrazione dell'Europa.

VI. VERSO IL TERZO MILLENNIO DELLA FEDE NELLO SPIRITO DELL'UNITÀ

Avvicinandoci al Grande Giubileo dell'Anno 2000, nello spirito di sant'Adalberto dobbiamo tener presente non soltanto l'opera della nuova evangelizzazione, ma anche le relazioni tra i cristiani e tra gli uomini. Sant'Adalberto è un santo dell'unica Chiesa indivisa, uomo che permise la realizzazione dell'idea di unione dell'Europa cristiana. La sua personalità nel contesto del Giubileo dell'anno duemila "incita noi tutti all'analisi delle proprie mancanze e ad utili iniziative ecumeniche, affinché nel grande Giubileo possiamo presentarci se non uniti, perlomeno un po' più vicini al superamento delle divisioni del secondo millennio", come insegna il Papa (Tertio Millennio Advenienté - TMA 34). Le norme morali, per le quali lottò sant' Adalberto e che ancora oggi la Chiesa proclama, sono un "fondamento potente e garanzia indistruttibile di coesistenza giusta e pacifica tra gli uomini, e quindi di vera democrazia" (VS 96).
In preparazione al Giubileo dell'anno duemila, dobbiamo guardare con onestà al passato, come facciamo oggi, quando festeggiamo sant' Adalberto, grazie al quale molti popoli d'Europa hanno accolto il Vangelo e la Chiesa e hanno cercato l'unità.
Tuttavia, ricordando il passato e, imparando da esso, siamo obbligati a guardare anche al futuro. In questo senso il Giubileo del duemila appare come un appello alla scoperta di nuove prospettive. Attingendo alle venerate tradizioni dell'Europa cristiana e leggendo i segni del nostro tempo, dobbiamo trovare le risposte alle questioni di oggi e definire le prospettive per il futuro.
Il Giubileo del duemila è anche "appello vincolante all'evangelizzazione e all'apertura dei cuori all'azione dello Spirito Santo, che illumina la via della Chiesa, in quanto nel nostro tempo lo Spirito è anche il principale attore della nuova evangelizzazione" (TMA 45 OR, p. 35).
Ci avviciniamo al terzo millennio attraverso il giubileo di sant' Adalberto, che deve diventare per noi un esame di coscienza, per la correzione della nostra vita, tempo di "rinnovamento radicale della persona e della società" (VS 98), che deve anche portare al rafforzamento della fede e della testimonianza cristiana (confronta TMA 42). "Riconoscendo nella fede la propria nuova dignità, i cristiani fin da ora sono chiamati a vivere "da cittadini degni del Vangelo" (Filippesi 1, 27, Catechismo della Chiesa Cattolica, 1962), cioè fornendo una testimonianza cristiana, essi devono aiutare a diffondere la conoscenza di Dio, l'accettazione e il rafforzamento della fede in Lui.
Che cosa attende da noi sant' Adalberto in cambio dei proprio martirio? Che cosa si aspetta nel nostro tempo, quando si parla così spesso di dialogo, di collaborazione reciproca e di unità, e se ne sente la necessità?
Ci si accorge istintivamente di una realtà ben nota a noi cristiani, come lo scambio reciproco dei doni, dei quali il più importante è il dono dell 'unità, esistente prima di tutto tra Dio e Cristo, e quindi tra Cristo e il cristiano: "come Tu, Padre sei in me, e io in Te" (Giovanni 17,21). Dopo un'esperienza negativa plurisecolare, si sente la viva necessità della crescita spirituale. Insieme a ciò non è il caso di attendersi ingenuamente che i ponti di sant' Adalberto oggi si ricostruiscano da soli, senza l'aiuto di Dio. .
L'unità è per noi un obbligo e un compito. "La moltitudine, che non si raduna nell'unità, rimane dispersa. L'unità, che non ascolta la moltitudine, si rileva una tirannide", dice Blaise Pasca!. "Che siano una cosa sola... affinché il mondo creda" (Giovanni 17,21). Alcuni vi arrivano. Essi si accorgono che l'unità europea ha bisogno dell'anima, di una nuova spiritualità, di una nuova cultura del pensiero e della vita. Tale anima è indispensabile ad ogni organismo vivente, affinché possa perfezionarsi ed unirsi. In caso contrario esso saràinstabile, come un gigante dai movimenti incerti. "Possedendo solo la forza della politica, e muovendosi solo per la via dell'economia, oso affermare: senza l'anima vogliono unire un sesto della terra per quaranta anni, di fatto settanta anni. Il risultato di tale esperienza ci è ben noto", come ha detto il cardinal Miroslav Vlk, arcivescovo di Praga.
La tensione all'unità dei popoli dell'Europa esige grande saggezza e profonda fede, in quanto sul fondamento della fede fu stabilita la loro unità, Essa non fu soltanto un esempio istruttivo. Di fatto, essa fu un esempio di testimonianza di vita nella verità proclamata, in tempi in cui per i pellegrini di Cristo era un grande onore andare per regioni straniere per la verità di Cristo; quando il martirio era chiamato "completamento con il sangue" della testimonianza di ciò a cui le fragili parole non arrivano. Si può affermare che in tale testimonianza, nel servizio dell'unità esista una certa analogia tra Adalberto e Giovanni Paolo II. Non solo per il fatto che entrambi provengono da popoli slavi, e che entrambi svolgon la loro missione alla fine del millennio, che la realizzano su scala internazionale, liberi dai particolarismi e dalle mode dei proprio tempo, ma soprattutto perché entrambi anticipano i tempi, e questo richiede coscienza e ragione, e fedeltà al Vangelo. Il destino di Adalberto fu in qualche misura drammatico. Anche questa è una risposta al perché egli possa diventare simbolo della nostra epoca. Anche oggi sant' Adalberto continua a ricordarci che il cristianesimo nell'uomo non serve solo all'individuo, ma splende e serve a tutti gli uomini. Per questo oggi, gettato lo sguardo a tutta la precedente storia dell'Europa, noi siamo chiamati a seguire il cammino di sant'Adalberto, per entrare coscientemente nel ventunesimo secolo e dirigerci sul cammino dell'integrazione delle nostre società verso l'Europa unica, che edifichi il proprio futuro sul principi morali. Che siano per noi attuali le parole del papa Giovanni Paolo II nella sua lettera alla diocesi di Verona in occasione del millennio della consacrazione episcopale di sant' Adalberto: "Possano le generazioni odierne raccogliere l'insegnamento del grande Patrono di Praga, come di tutti i santi che si sono mossi nello stesso spirito, a cominciare da Benedetto, Cirillo e Metodio, per trovare in essi i criteri e i maestri di una nuova speranza e di un nuovo avvenire per l'Europa cristiana e, attraverso di essa, per il mondo intero, per attuare un vero e pieno rispetto della dignità dell'uomo fatto ad immagine di Dio".