Centro di Cultura Europea Sant' Adalberto

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Qual è la fonte della cultura? Non l'erudizione, ma l'esperienza che nasce dall'incessante tentativo dell'uomo di entrare in rapporto con la realtà e il suo significato. L'inizio della cultura è infatti lo stupore di fronte all'essere, stupore che genera domanda e ricerca. Ogni vera espressione di cultura, a qualsiasi campo appartenga, è parte di questo affascinante incontro tra la persona e il mistero dell'essere.
La cultura è quindi la coscienza critica e sistematica dell'esperienza.

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La mentalità odierna, non riconoscendo questo, riduce la cultura alla produzione astratta di idee, suggestioni, contenuti, privi di nesso con la totalità della persona e con la sua esigenza di verità, di bellezza, di felicità, di giustizia, di bontà, di amore.
La cultura non può essere confinata nell'astrazione, che accresce solo incertezza e smarrimento, ma chiede di tornare ad essere capacità di comprensione e di giudizio su ciò che è e ciò che accade. Ed essendo quella cristiana un'esperienza pienamente umana, si capisce perché essa sia fonte inesauribile di cultura.
Niente di quanto è umano ci è estraneo. Una cultura autenticamente cristiana sa incontrare e valorizzare ogni esperienza autenticamente umana.
Non si tratta dunque di affermare una capacità di erudizione, di contenuti nuovi o di immagini strane, diverse da creare, bensì una consapevolezza piena di questo gusto dell'esperienza che si sta vivendo, cioè del proprio io nella realtà, dentro i rapporti concreti, dentro la storia.

21/09/2002 - © Centro di Cultura Europea Sant'Adalberto-Via T. Da Vico, 14-37123-Verona - Tel. 045 - 9610512 cell.3470846540
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Letteratura e dintorni

Cause di una rovina di Eugenio Corti

Falso l'umanesimo che mette i cattolici al servizio del mondo. Il rimedio è nella coerenza cristiana.

Tra le principali cause dell'attuale smarrimento di identità della cultura cristiana si deve collocare la comparsa, poco prima della seconda guerra mondiale, di un corpo di idee nuove, promosse dal filosofo cattolico francese Jacques Maritain.
Costui, convertitosi nel 1905 dall'ateismo rivoluzionario al cattolicesimo, aveva in un primo tempo scritto opere antirivoluzionarie (come Antimoderno e i tre riformatori), e si era in seguito distinto per un efficace ammodernamento del tomismo, per il quale gli siamo debitori ancora oggi. Aveva insomma molto bene meritato nel campo della cultura cattolica, e glien'erano venuti ampi riconoscimenti e una straordinaria autorità. Per farsi un'idea della grande autorità acquisita da Maritain tra le due guerre e nel dopoguerra, si pensi a quella - nello stesso periodo di tempo - di Benedetto Croce nella cultura laica italiana: con la differenza che l'autorità di Maritain non si limitava all'ambito francese, ma si estendeva alla cultura cattolica del mondo intero.
Prima della guerra, però, Maritain aveva formulato un suo grande progetto di "nuova cristianità", che si staccava non poco dall'insegnamento perenne della Chiesa, e l'aveva diffuso mediante un volume che divenne notissimo; Umanesimo integrale (uscito in Francia nel 1936, tradotto in italiano nel 1946). L'opera si caratterizzava per la ricerca delle verità e virtù, e valori cristiani "impazziti" - cioè delle verità e virtù, e valori cristiani "prigionieri dell'errore" ma pur sempre cristiani - che si trovano nel patrimonio culturale di determinati gruppi avversi alla Chiesa, segnatamente dei comunisti e dei laicisti radicali. Di questi gruppi Maritain prospettava l'inclusione nella "nuova cristianità", appunto sulla base di tale patrimonio comune.
Le sue idee vennero severamente confutate dalla rivista dei gesuiti "Civiltà cattolica" (anno 1956, v. III, pagg. 449463) in un importante articolo del direttore padre A. Messineo, considerato allora portavoce di papa Pio XII: detto articolo si conclude con le parole: "L'umanesimo integrale non è l'umanesimo dell'uomo rigenerato dalla grazia... Nella sua sostanza l'umanesimo integrale è un naturalismo integrale".
Malgrado questo, le idee di Maritain incontrarono sempre maggior credito e adesione tra i cristiani: qui in Italia il successo si fece un po' alla volta addirittura travolgente, favorito anche dagli stessi avversari, i quali, mentre non intendevano certo farsi inquadrare dai cristiani, vedevano pero in quel progetto un'occasione d'incontro che bloccasse l'avanzata allora in atto dei cristiani su piano nazionale.
Va detto, per amore di verità, che diversi dei primi portatori delle idee di Maritain, e del suo discepolo e braccio destro in politica Mounier, erano persone colte, disinteressate e per più aspetti esemplari. Tali, del resto, erano gli stessi Maritain e Mounier; così qui in Italia Dossetti, Lazzati, La Pira e parecchi altri fino a Martinazzoli. Tuttavia il chiudere troppo a lungo gli occhi sulla realtà delle cose, il fare - anche se in buona fede - spazio all'errore, può comportare sbocchi molto gravi. Paradigmatico fu il caso di La Pira che, a quanto sembra, allorchè nel 1956 venne richiesto da Crusciov - col quale aveva notoriamente scambio di corrispondenza - di far conoscere in Occidente il suo famoso "rapporto segreto" al XX Congresso, in cui si denunciava e demoliva lo stalinismo, non ne volle sapere. La Pira cioè non avrebbe accettato di collaborare al ristabilimento di una verità comportante la liberazione dalla schiavitù per centinaia di milioni d'esseri umani; evidentemente perchè, se avesse accettato, avrebbe con ciò stesso implicitamente riconosciuto di avere costruita la propria testimonianza anche su una colossale menzogna. Viene spontaneo chiedersi fino a che punto si debba a questa omissione di La Pira - e ad altre consimili di personaggi "esemplari" come lui il fatto che tra i cattolici italiani l'enormità negativa dell'esperimento storico comunista venne recepita in modo del tutto inadeguato. Tanto che, al pari degli altri italiani, i cattolici vivono ancora oggi in uno stato di semi menzogna.
Dice il Vangelo: "riconoscerete i falsi profeti dai loro frutti". Dai frutti, cioè dai fatti.
Cos'è derivato nei fatti dall'apertura che tanti cattolici finirono col fare non soltanto al mondo contemporaneo in generale, ma specificamente al comunismo, al laicismo, e ad ogni genere di modernismo? Per cominciare, una spaccatura nella cultura cattolica che ha portato alla sua paralisi. Poi limitandoci ai soli accadimenti maggiori una cessazione, nell'ambito delle società più avanzate, delle conversioni al cattolicesimo, che prima si contavano ogni anno a centinaia di migliaia. Inoltre una crescente perdita della nostra identità, con conseguente caduta delle vocazioni religiose: nel giro di appena una decina d'anni i chierici nei seminari si ridussero alla metà, e in qualche diocesi addirittura a un quinto o a un sesto. Negli ordini religiosi si ebbero colossali defezioni: tra i gesuiti diecimila padri su trentaseimila abbandonarono lo stato religioso, tra i domenicani (altro ordine culturalmente avanzato) la percentuale delle defezioni fu ancora più elevata (si fa presto a dirlo: ma quando mai nella storia millenaria della Chiesa si era assistito a qualcosa di simile?). In pari tempo, l'Azione Cattolica italiana ha visto il numero dei propri membri precipitare da tre milioni a seicentomila.
È ben noto il lamento di papa Paolo VI già nel giugno 1972: "Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una "giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio". E la sua precisazione (18.9.74): "Grande parte di essi mali non assale la Chiesa dal di fuori, ma l'affligge, l'indebolisce, la snerva dal di dentro. Il cuore si riempie di amarezza".
Contemporaneamente, ha avuto luogo sul piano storico una nuova, tumultuosa avanzata della società secolarizzata, che si è affermata rapidamente nel costume (paganesimo sessuale, droga, scristianizzazione crescente del popolo), nonchè nell'ambito delle leggi (divorzio, aborto ed altre).
Quanto a Jacques Maritain va ricordato che più tardi si è spaventato e ricreduto. Nel suo ultimo libro importante infatti, Il contadino della Garonna (1966; traduzione italiana ritardata al 1969), Maritain ha parlato, riprovandolo, di un "neo-modernismo" inaspettatamente scatenatosi nella Chiesa, confronto al quale quello che a principio secolo preoccupava tanto non fu che "un modesto raffreddore da fieno".
Ma ormai il danno era fatto. I suoi seguaci non sono più tornati indietro: anzi, dopo che si è arrivati alla spaccatura del partito politico cristiano, essi si sono subordinati agli eredi del comunismo, dandogli modo di prendere la guida del governo.
Che fare oggi, in tale situazione? Ci richiamiamo a un'altra affermazione di papa Paolo VI: "Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia". Il Papa aggiunge: "Ciò che manca in questo momento al cattolicesimo è la coerenza".
Ecco: i cattolici che non si sono messi al seguito degli atei devono conservarsi coerenti, e conservare gelosamente la propria identità. Consci di quella promessa che è pegno di vittoria, fatta da Cristo ai suoi: "Io sarò con voi sino alla fine". Dobbiamo anche ricordare quel severo ammonimento del Vangelo: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5,13).

Bibliografia

Eugenio Corti, Le responsabilità della cultura occidentale nelle grandi stragi del nostro secolo, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 1998.
Eugenio Corti, Breve storia della Democrazia Cristiana, con particolare riguardo ai suoi errori, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 1995.
Giovanni Cantoni, La "lezione italiana", Cristianità, Piacenza 1980.

Il cavallo rosso

http://www.kattoliko.it/corti/Cavallo.htm

Sicuramente il capolavoro di Corti, costatogli undici anni di lavoro e di studio: pubblicato dalla Casa Editrice Ares nel 1983, giunge nel 2004 alla sua 18° edizione italiana, nonostante sia da sempre snobbato dai grandi organi di informazione per evidenti motivi ideologici (recentemente, però, L'Avvenire, con un sondaggio tra i suoi lettori, ha stabilito che Corti è l'autore cattolico vivente più amato). Impressionante anche la diffusione all'estero di questo romanzo: già portate a termine le traduzioni in spagnolo, lituano, romeno, francese, inglese e giapponese (primo volume), allo studio quelle in olandese e in tedesco.

Segnaliamo inoltre che da "Il cavallo rosso" è stata tratta una riduzione per le scuole intitolata "Storia di Manno" (Mursia, Milano 1986, attualmente alla 4° edizione); una seconda riduzione è uscita per la Mondadori scolastica nel 1999... sembra proprio che la cavalcata del Cavallo sia inarrestabile.

Dalla quarta di copertina dell'edizione Ares:
Uscito nel maggio 1983, Il cavallo rosso è stato subito accolto dai lettori, e dai critici non condizionati da ideologie, come un grande "caso" letterario; tale si è confermato col succedersi delle edizioni. Le sue vicende, romanzesche e insieme vere (non riassumibili, ambientate in Brianza, in Lombardia e in altri luoghi d'Italia, nonché all'estero, soprattutto in Russia e in Germania) si intrecciano inestricabilmente coi grandi avvenimenti che hanno sconvolto il mondo tra il 1940 e il 1974. Catturato dalla trama densissima, il lettore compie di pagina in pagina l'esperienza straordinaria consentita dalla grande letteratura: gioisce, soffre, ride, piange, cresce insieme coi protagonisti e gli altri personaggi del romanzo e, nel contempo, si accorge di diventare più chiaro a se stesso, più consapevole del perché della vita e del significato del mondo.

Parte del materiale presentato in questa rubrica è stato preso da Internet, e quindi, valutato di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, sono pregati di segnalarlo e si provvederà prontamente alla rimozione.
Grazie!

Autori e Libri ritrovati e consigliati:

R.H. Benson, Il padrone del mondo, Jaca Book, Milano 1997 V.Grossman, Vita e destino, Jaca Book, Milano 1984

Fernando Pessoa, il mondo che non vedo, BUR. Il libro dell'inquetudine,Feltrinelli. <> - <>

LIBRO del MESE (ottobre - novembre): Fine di una storia (conosciuto anche con il titolo: La fine dell’avventura) di Graham Greene, Ed. Mondadori (€ 9).

 

 

IL CIRCOLO LETTERARIO PICKWICK

La letteratura come forma di conoscenza e di affezione


Il Circolo Pickwick è il nuovo caffè letterario di Verona che si rivolge a tutti coloro che amano la letteratura come strumento privilegiato di conoscenza della realtà e come occasione di interrogarsi sul proprio destino. La letteratura “degna di questo nome” - ha scritto Antonio Spadaro - “è qualcosa di irreversibile, capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita, la propria esperienza umana. E la vera esperienza non è mai quella che progettiamo di affrontare, secondo i nostri modi e i nostri tempi, ma è qualcosa che ci supera e ci sorprende” (A. Spadaro, Abitare nella possibilità. L’esperienza della letteratura, Jaca Book, Milano 2008).
Il circolo letterario Pickwick nasce dalla volontà di condividere e di giudicare la passione per la letteratura. Sono messi radicalmente al bando formalismi ed estetismi di qualsiasi genere, anzi sono banditi tutti gli “ismi”. Al centro è messa, invece, l’esigenza che ci fa aprire un libro, interrogare un autore, parlare delle nostre emozioni con qualcuno. Il metodo è dato dalla lettura di grandi opere letterarie antiche e moderne in un continuo paragone con le proprie esigenze di uomini (il desiderio della bellezza, il desiderio di felicità e di compimento…).
Anche quando nasce da situazioni drammatiche, infatti, la letteratura ha nel suo codice genetico, come ogni esperienza umana, il grido del desiderio della felicità e custodisce quindi un fondo di inesauribile positività. Ha scritto Pamuk: “Quando un autore si chiude per anni in una stanza per affinare la sua arte, quella di creare un mondo, se usa le sue ferite segrete come punto di partenza ripone, che lo sappia o no, una grande fede nell’umanità. La mia fiducia viene dalla convinzione che tutti gli esseri umani si somiglino, che altri portano ferite segrete come le mie e che quindi capiranno. Tutta la vera letteratura nasce da questa certezza fiduciosa e infantile che tutti gli individui si somiglino” (O. Pamuk, La valigia di mio padre, Einaudi, Torino 2007).
Il Circolo Pickwick nasce intorno a un gruppo di amici desiderosi di approfondire e di allargare la loro amicizia, attraverso la lettura di grandi opere letterarie e il libero dialogo che ne consegue. Non è un club esclusivo di intellettuali, anche se per ovvie esigenze non potrà coinvolgere un numero troppo elevato di persone.
Gli incontri avranno carattere familiare; avverranno perciò in case o in altri ambienti dove sia possibile creare un clima nello stesso tempo disteso e impegnato (magari accompagnato da qualche delizia gastronomica, visto che il “sapere” si accompagna volentieri al “sapore”). Gli incontri cominceranno in settembre, dopo una consultazione con gli aderenti che stabiliranno data, luogo e modalità. In autunno, poi, il Circolo avrà un lancio pubblico con un ospite d’eccezione.
Tutte le informazioni (anche per adesioni all’iniziativa) si troveranno sul sito del Centro di Cultura Europea Sant’Adalberto, nel cui ambito il Circolo nasce: www.santadalberto.eu

Riferimenti telefonici e online
Carlo Bortolozzo 3470846540 carlobortolozzo@alice.it
Maria Scappini 3464944964 – maria.scappini@gmail.com


La bellezza: una necessita' per l'uomo.

Viaggio per immagini e parole nella Sagrada Familia.

Mercoledi 18 gennaio 2012:Auditorium Gran Guardia

Con Etsuro Sotoo e Maria Antonietta Crippa

RIVELA: TITOLI MOSTRE ITINERANTI 2012: le tre mostre itineranti che verranno proposte nel 2012 sono:
Michelangelo.“Gli occhi miei vaghi delle cose belle e l’alma insieme della sua salute…”,
Edith Stein. Una vita per la verità,
Il sugo della storia. Rileggendo i promessi sposi. 
2011-2012 < >
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