Il Cinema : le segnalazioni
Il grande silenzio di Philip Groning <>
L'isola (Ostrov) di Pavel Lungin <>
Lo scafandro e la farfalla <>
Il velo dipinto di Johon Curran <>
Vero come la finzione di Marc Forster <>
Le tre sepolture di Tommy Lee Jones <>
Cinderella Man di Ron Howard <>
Le cronache di Narnia - Il p. Caspian di Andrew Adamson <>
La classe - Entre les murs di Laurent Cantet <>
Wall - E di Andrew Station <>
Qualcuno con cui correre di Oded Davidoff (dal romanzo di David Grossman) <>
Katyn di Andrezej Wajda <>
The Wrestler di Darren Aronofski <>
Gran Torino di Clint Eastwood < >
Ponyo della scogliera di Hayao Miyazaki < >
Io e Marley di David Frankel < >
Coraline e la (ri)scoperta della famiglia di Henry Selik < >
Si può fare di Giulio Manfredonia < >
Lo spazio bianco di Francesca Comencini < >
Il mio amico Eric di Ken Loach < >
Popieluszko di Rafal Wieczynski < >
Tra le nuvole di jason Reitman < >
Invictus di Clint Eastwood < >
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori di Laurent Tirard < >
The Road di John Hillcoat <>
Il ragazzo con la bicicletta di Jean Pierre e Luc Dardenne <>
Somewhere di Sofia Coppola
Una vita tranquilla di Claudio Cupellini
In un mondo migliore di Suzanne Bier
The Social Network di David Fincher
Mostre itineranti: Associazione Rivela <>

Qual
è la fonte della cultura? Non l'erudizione, ma l'esperienza che nasce
dall'incessante tentativo dell'uomo di entrare in rapporto con la realtà
e il suo significato. L'inizio della cultura è infatti lo stupore
di fronte all'essere, stupore che genera domanda e ricerca. Ogni vera espressione
di cultura, a qualsiasi campo appartenga, è parte di questo affascinante
incontro tra la persona e il mistero dell'essere.
La cultura è
quindi la coscienza critica e sistematica dell'esperienza.
La
mentalità odierna, non riconoscendo questo, riduce la cultura alla
produzione astratta di idee, suggestioni, contenuti, privi di nesso con la
totalità della persona e con la sua esigenza di verità, di bellezza,
di felicità, di giustizia, di bontà, di amore.
La cultura non può essere confinata nell'astrazione, che accresce solo
incertezza e smarrimento, ma chiede di tornare ad essere capacità di
comprensione e di giudizio su ciò che è e ciò che accade.
Ed essendo quella cristiana un'esperienza pienamente umana, si capisce perché
essa sia fonte inesauribile di cultura.
Niente di quanto è umano ci è estraneo. Una cultura autenticamente
cristiana sa incontrare e valorizzare ogni esperienza autenticamente umana.
Non si tratta dunque di affermare una capacità di erudizione, di contenuti
nuovi o di immagini strane, diverse da creare, bensì una consapevolezza
piena di questo gusto dell'esperienza che si sta vivendo, cioè del
proprio io nella realtà, dentro i rapporti concreti, dentro la storia.


<>: ...le foto
Spirito Gentil: collana musicale fondata da Luigi Giussani e diretta da Julian Carròn. Un invito all'ascolto della grande musica. Elenco CD : <>
Letteratura e dintorni
Cause di una rovina di Eugenio Corti
Falso l'umanesimo che mette i cattolici al servizio del mondo. Il rimedio è nella coerenza cristiana.
Tra le principali cause dell'attuale smarrimento di identità
della cultura cristiana si deve collocare la comparsa, poco prima della seconda
guerra mondiale, di un corpo di idee nuove, promosse dal filosofo cattolico
francese Jacques Maritain.
Costui, convertitosi nel 1905 dall'ateismo rivoluzionario al cattolicesimo,
aveva in un primo tempo scritto opere antirivoluzionarie (come Antimoderno
e i tre riformatori), e si era in seguito distinto per un efficace ammodernamento
del tomismo, per il quale gli siamo debitori ancora oggi. Aveva insomma molto
bene meritato nel campo della cultura cattolica, e glien'erano venuti ampi
riconoscimenti e una straordinaria autorità. Per farsi un'idea della
grande autorità acquisita da Maritain tra le due guerre e nel dopoguerra,
si pensi a quella - nello stesso periodo di tempo - di Benedetto Croce nella
cultura laica italiana: con la differenza che l'autorità di Maritain
non si limitava all'ambito francese, ma si estendeva alla cultura cattolica
del mondo intero.
Prima della guerra, però, Maritain aveva formulato un suo grande progetto
di "nuova cristianità", che si staccava non poco dall'insegnamento
perenne della Chiesa, e l'aveva diffuso mediante un volume che divenne notissimo;
Umanesimo integrale (uscito in Francia nel 1936, tradotto in italiano nel
1946). L'opera si caratterizzava per la ricerca delle verità e virtù,
e valori cristiani "impazziti" - cioè delle verità
e virtù, e valori cristiani "prigionieri dell'errore" ma
pur sempre cristiani - che si trovano nel patrimonio culturale di determinati
gruppi avversi alla Chiesa, segnatamente dei comunisti e dei laicisti radicali.
Di questi gruppi Maritain prospettava l'inclusione nella "nuova cristianità",
appunto sulla base di tale patrimonio comune.
Le sue idee vennero severamente confutate dalla rivista dei gesuiti "Civiltà
cattolica" (anno 1956, v. III, pagg. 449463) in un importante articolo
del direttore padre A. Messineo, considerato allora portavoce di papa Pio
XII: detto articolo si conclude con le parole: "L'umanesimo integrale
non è l'umanesimo dell'uomo rigenerato dalla grazia... Nella sua sostanza
l'umanesimo integrale è un naturalismo integrale".
Malgrado questo, le idee di Maritain incontrarono sempre maggior credito e
adesione tra i cristiani: qui in Italia il successo si fece un po' alla volta
addirittura travolgente, favorito anche dagli stessi avversari, i quali, mentre
non intendevano certo farsi inquadrare dai cristiani, vedevano pero in quel
progetto un'occasione d'incontro che bloccasse l'avanzata allora in atto dei
cristiani su piano nazionale.
Va detto, per amore di verità, che diversi dei primi portatori delle
idee di Maritain, e del suo discepolo e braccio destro in politica Mounier,
erano persone colte, disinteressate e per più aspetti esemplari. Tali,
del resto, erano gli stessi Maritain e Mounier; così qui in Italia
Dossetti, Lazzati, La Pira e parecchi altri fino a Martinazzoli. Tuttavia
il chiudere troppo a lungo gli occhi sulla realtà delle cose, il fare
- anche se in buona fede - spazio all'errore, può comportare sbocchi
molto gravi. Paradigmatico fu il caso di La Pira che, a quanto sembra, allorchè
nel 1956 venne richiesto da Crusciov - col quale aveva notoriamente scambio
di corrispondenza - di far conoscere in Occidente il suo famoso "rapporto
segreto" al XX Congresso, in cui si denunciava e demoliva lo stalinismo,
non ne volle sapere. La Pira cioè non avrebbe accettato di collaborare
al ristabilimento di una verità comportante la liberazione dalla schiavitù
per centinaia di milioni d'esseri umani; evidentemente perchè, se avesse
accettato, avrebbe con ciò stesso implicitamente riconosciuto di avere
costruita la propria testimonianza anche su una colossale menzogna. Viene
spontaneo chiedersi fino a che punto si debba a questa omissione di La Pira
- e ad altre consimili di personaggi "esemplari" come lui il fatto
che tra i cattolici italiani l'enormità negativa dell'esperimento storico
comunista venne recepita in modo del tutto inadeguato. Tanto che, al pari
degli altri italiani, i cattolici vivono ancora oggi in uno stato di semi
menzogna.
Dice il Vangelo: "riconoscerete i falsi profeti dai loro frutti".
Dai frutti, cioè dai fatti.
Cos'è derivato nei fatti dall'apertura che tanti cattolici finirono
col fare non soltanto al mondo contemporaneo in generale, ma specificamente
al comunismo, al laicismo, e ad ogni genere di modernismo? Per cominciare,
una spaccatura nella cultura cattolica che ha portato alla sua paralisi. Poi
limitandoci ai soli accadimenti maggiori una cessazione, nell'ambito delle
società più avanzate, delle conversioni al cattolicesimo, che
prima si contavano ogni anno a centinaia di migliaia. Inoltre una crescente
perdita della nostra identità, con conseguente caduta delle vocazioni
religiose: nel giro di appena una decina d'anni i chierici nei seminari si
ridussero alla metà, e in qualche diocesi addirittura a un quinto o
a un sesto. Negli ordini religiosi si ebbero colossali defezioni: tra i gesuiti
diecimila padri su trentaseimila abbandonarono lo stato religioso, tra i domenicani
(altro ordine culturalmente avanzato) la percentuale delle defezioni fu ancora
più elevata (si fa presto a dirlo: ma quando mai nella storia millenaria
della Chiesa si era assistito a qualcosa di simile?). In pari tempo, l'Azione
Cattolica italiana ha visto il numero dei propri membri precipitare da tre
milioni a seicentomila.
È ben noto il lamento di papa Paolo VI già nel giugno 1972:
"Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che
dopo il Concilio sarebbe venuta una "giornata di sole per la storia della
Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio".
E la sua precisazione (18.9.74): "Grande parte di essi mali non assale
la Chiesa dal di fuori, ma l'affligge, l'indebolisce, la snerva dal di dentro.
Il cuore si riempie di amarezza".
Contemporaneamente, ha avuto luogo sul piano storico una nuova, tumultuosa
avanzata della società secolarizzata, che si è affermata rapidamente
nel costume (paganesimo sessuale, droga, scristianizzazione crescente del
popolo), nonchè nell'ambito delle leggi (divorzio, aborto ed altre).
Quanto a Jacques Maritain va ricordato che più tardi si è spaventato
e ricreduto. Nel suo ultimo libro importante infatti, Il contadino della Garonna
(1966; traduzione italiana ritardata al 1969), Maritain ha parlato, riprovandolo,
di un "neo-modernismo" inaspettatamente scatenatosi nella Chiesa,
confronto al quale quello che a principio secolo preoccupava tanto non fu
che "un modesto raffreddore da fieno".
Ma ormai il danno era fatto. I suoi seguaci non sono più tornati indietro:
anzi, dopo che si è arrivati alla spaccatura del partito politico cristiano,
essi si sono subordinati agli eredi del comunismo, dandogli modo di prendere
la guida del governo.
Che fare oggi, in tale situazione? Ci richiamiamo a un'altra affermazione
di papa Paolo VI: "Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo
cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare
un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero
non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte.
Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che
sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia". Il Papa aggiunge:
"Ciò che manca in questo momento al cattolicesimo è la
coerenza".
Ecco: i cattolici che non si sono messi al seguito degli atei devono conservarsi
coerenti, e conservare gelosamente la propria identità. Consci di quella
promessa che è pegno di vittoria, fatta da Cristo ai suoi: "Io
sarò con voi sino alla fine". Dobbiamo anche ricordare quel severo
ammonimento del Vangelo: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale
perde il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro
serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5,13).
Bibliografia
Eugenio Corti, Le responsabilità della cultura occidentale
nelle grandi stragi del nostro secolo, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 1998.
Eugenio Corti, Breve storia della Democrazia Cristiana, con particolare riguardo
ai suoi errori, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 1995.
Giovanni Cantoni, La "lezione italiana", Cristianità, Piacenza
1980.
Il cavallo rosso
http://www.kattoliko.it/corti/Cavallo.htm
Sicuramente il capolavoro di Corti, costatogli undici anni di lavoro e di studio: pubblicato dalla Casa Editrice Ares nel 1983, giunge nel 2004 alla sua 18° edizione italiana, nonostante sia da sempre snobbato dai grandi organi di informazione per evidenti motivi ideologici (recentemente, però, L'Avvenire, con un sondaggio tra i suoi lettori, ha stabilito che Corti è l'autore cattolico vivente più amato). Impressionante anche la diffusione all'estero di questo romanzo: già portate a termine le traduzioni in spagnolo, lituano, romeno, francese, inglese e giapponese (primo volume), allo studio quelle in olandese e in tedesco.
Segnaliamo inoltre che da "Il cavallo rosso" è stata tratta una riduzione per le scuole intitolata "Storia di Manno" (Mursia, Milano 1986, attualmente alla 4° edizione); una seconda riduzione è uscita per la Mondadori scolastica nel 1999... sembra proprio che la cavalcata del Cavallo sia inarrestabile.
Dalla quarta di copertina dell'edizione Ares:
Uscito nel maggio 1983, Il cavallo rosso è stato subito accolto dai
lettori, e dai critici non condizionati da ideologie, come un grande "caso"
letterario; tale si è confermato col succedersi delle edizioni. Le
sue vicende, romanzesche e insieme vere (non riassumibili, ambientate in Brianza,
in Lombardia e in altri luoghi d'Italia, nonché all'estero, soprattutto
in Russia e in Germania) si intrecciano inestricabilmente coi grandi avvenimenti
che hanno sconvolto il mondo tra il 1940 e il 1974. Catturato dalla trama
densissima, il lettore compie di pagina in pagina l'esperienza straordinaria
consentita dalla grande letteratura: gioisce, soffre, ride, piange, cresce
insieme coi protagonisti e gli altri personaggi del romanzo e, nel contempo,
si accorge di diventare più chiaro a se stesso, più consapevole
del perché della vita e del significato del mondo.
Parte del materiale presentato in questa rubrica è
stato preso da Internet, e quindi, valutato di pubblico dominio. Se i soggetti
o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, sono pregati
di segnalarlo e si provvederà prontamente alla rimozione.
Grazie!
Autori e Libri ritrovati e consigliati:
R.H. Benson, Il padrone del mondo, Jaca Book, Milano 1997 V.Grossman, Vita e destino, Jaca Book, Milano 1984
Fernando Pessoa, il mondo che non vedo, BUR. Il libro dell'inquetudine,Feltrinelli. <> - <>
LIBRO del MESE (ottobre - novembre): Fine di una storia (conosciuto anche con il titolo: La fine dell’avventura) di Graham Greene, Ed. Mondadori (€ 9).
IL CIRCOLO LETTERARIO PICKWICK
La letteratura come forma di conoscenza e di affezione
Il Circolo Pickwick è il nuovo caffè letterario di Verona che
si rivolge a tutti coloro che amano la letteratura come strumento privilegiato
di conoscenza della realtà e come occasione di interrogarsi sul proprio
destino. La letteratura “degna di questo nome” - ha scritto Antonio
Spadaro - “è qualcosa di irreversibile, capace di modificare
realmente il modo in cui una persona vive la propria vita, la propria esperienza
umana. E la vera esperienza non è mai quella che progettiamo di affrontare,
secondo i nostri modi e i nostri tempi, ma è qualcosa che ci supera
e ci sorprende” (A. Spadaro, Abitare nella possibilità. L’esperienza
della letteratura, Jaca Book, Milano 2008).
Il circolo letterario Pickwick nasce dalla volontà di condividere e
di giudicare la passione per la letteratura. Sono messi radicalmente al bando
formalismi ed estetismi di qualsiasi genere, anzi sono banditi tutti gli “ismi”.
Al centro è messa, invece, l’esigenza che ci fa aprire un libro,
interrogare un autore, parlare delle nostre emozioni con qualcuno. Il metodo
è dato dalla lettura di grandi opere letterarie antiche e moderne in
un continuo paragone con le proprie esigenze di uomini (il desiderio della
bellezza, il desiderio di felicità e di compimento…).
Anche quando nasce da situazioni drammatiche, infatti, la letteratura ha nel
suo codice genetico, come ogni esperienza umana, il grido del desiderio della
felicità e custodisce quindi un fondo di inesauribile positività.
Ha scritto Pamuk: “Quando un autore si chiude per anni in una stanza
per affinare la sua arte, quella di creare un mondo, se usa le sue ferite
segrete come punto di partenza ripone, che lo sappia o no, una grande fede
nell’umanità. La mia fiducia viene dalla convinzione che tutti
gli esseri umani si somiglino, che altri portano ferite segrete come le mie
e che quindi capiranno. Tutta la vera letteratura nasce da questa certezza
fiduciosa e infantile che tutti gli individui si somiglino” (O. Pamuk,
La valigia di mio padre, Einaudi, Torino 2007).
Il Circolo Pickwick nasce intorno a un gruppo di amici desiderosi di approfondire
e di allargare la loro amicizia, attraverso la lettura di grandi opere letterarie
e il libero dialogo che ne consegue. Non è un club esclusivo di intellettuali,
anche se per ovvie esigenze non potrà coinvolgere un numero troppo
elevato di persone.
Gli incontri avranno carattere familiare; avverranno perciò in case
o in altri ambienti dove sia possibile creare un clima nello stesso tempo
disteso e impegnato (magari accompagnato da qualche delizia gastronomica,
visto che il “sapere” si accompagna volentieri al “sapore”).
Gli incontri cominceranno in settembre, dopo una consultazione con gli aderenti
che stabiliranno data, luogo e modalità. In autunno, poi, il Circolo
avrà un lancio pubblico con un ospite d’eccezione.
Tutte le informazioni (anche per adesioni all’iniziativa) si troveranno
sul sito del Centro di Cultura Europea Sant’Adalberto, nel cui ambito
il Circolo nasce: www.santadalberto.eu
Riferimenti
telefonici e online
Carlo Bortolozzo 3470846540 carlobortolozzo@alice.it
Maria Scappini 3464944964 – maria.scappini@gmail.com
La bellezza: una necessita' per l'uomo.
Viaggio per immagini e parole nella Sagrada Familia.
Mercoledi 18 gennaio 2012:Auditorium Gran Guardia
Con Etsuro Sotoo e Maria Antonietta Crippa